25 Novembre 2022 – Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne.

il

di Marica Guazzora

Nel 1999  l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha finalmente deciso di riconoscere il 25 novembre come data ufficiale, facendone il riferimento simbolico della lotta contro la violenza subita dalle donne.

Ricordo sempre con grande rispetto e ammirazione Maria Teresa, Minerva e Patria Mirabal le tre sorelle  che non avevano certo la speranza di diventare vere e proprie icone, i simboli della lotta femminile mondiale quando, nel 1960, decisero di sfidare il governo dittatoriale di Truijillo, tentando di visitare i prigionieri politici che questo deteneva nelle proprie carceri. La loro vicenda, snodatasi attraverso l’esperienza della deportazione, dello stupro e infine della morte, inflitta punitivamente dal dittatore di Santo Domingo, è stata infatti ereditata dalla coscienza del movimento femminile internazionale e fin  dal 1981 le donne del continente latino-americano e caraibico ricordano ogni 25 novembre, data della morte delle sorelle Mirabal, il loro sacrificio che rilancia il tema della condizione femminile nel mondo.

Ogni 25 novembre ci ritroviamo a rileggere le cose scritte negli anni precedenti per rilevare i passi avanti che abbiamo o non abbiamo fatto. E ogni anno è sempre la stessa storia. Dalla sentenza del 1999 quando “con i jeans lo stupro diventa consenziente” cosa è cambiato nella subcultura machista?  Ben poco.

Perché continua ad accadere che in un processo per violenza sessuale la vittima sia trasformata in imputata. Continua ad accadere che  l’onore (o il disonore) di una donna dipenda dallo stato dei suoi genitali: “o vergini o puttane”.

Continua ad accadere che uno stupro o qualsiasi atto di violenza contro le donne trova una sua  giustificazione. E vogliamo parlare dell’esibizione delle atrocità diffusa dai mass media che continuano a usare  in maniera voyeristica e superficiale qualsiasi atto di violenza contro le donne, alimentando la “cultura” dello stupro? Il disprezzo nei confronti delle donne non è ancora stato sradicato: anche in questo momento, in ogni parte del mondo, milioni di donne continuano a subire violenze fuori e dentro casa, spesso in silenzio e in solitudine.

“Se una donna dice NO, è NO”.

Non si tratta solo dei fatti eclatanti che finiscono sui giornali con frequenza preoccupante: stupri o omicidi di mogli, fidanzate, ex,  ma di tutti quegli episodi che colpiscono noi donne  quotidianamente, in famiglia, sul posto di lavoro, a scuola, per strada. Certamente mai aiutate da mass media. Anzi. Perché per ogni femminicidio c’è la scusa pronta: lui l’amava, lei voleva lasciarlo, lui era tanto una brava persona, era così infelice, così depresso!

No. Non era un depresso, era un lurido bastardo. Occorre prenderne atto. Occorre saperlo scrivere signori giornalisti!

Continuiamo a gridarlo nelle piazze, nelle strade del mondo e in tutte le lingue “Non una di meno” “Se toccano una toccano tutte”. Non ci fermiamo.

In ogni parte del mondo i movimenti femministi si mobilitano con quelle parole d’ordine. Sono nati i Centri anti violenza (ma spesso mancano i fondi) e anche qualche associazione di uomini che hanno preso coscienza. Ma sono ancora troppo pochi, perché calpestare i nostri diritti è uno sport maschile.

Non sono solo slogan quelli che ci guidano. Le donne sono state meravigliosamente ribelli in questi anni, hanno lottato e continuano contro ogni prevaricazione.

“Se ci fermiamo noi si ferma il mondo”.

Anche le più giovani non si sono fatte scoraggiare dalle mille e mille difficoltà incontrate.  L’ennesima umiliazione delle donne è stata scoperta da poco: si tratta di un abominio come il “cimitero dei feti”, ( e succede da vent’anni ormai). Segue il Giardino degli angeli e il Registro dei bambini mai nati! E adesso questo luogo dove campeggia sulla tomba nome e cognome della madre, senza il suo consenso! L’ennesima violenza sulle donne. Ci sono almeno una cinquantina di questi cimiteri in Italia. Come si è potuti arrivare a tanto?

Le giunte leghiste e fasciste, (e oggi il governo Meloni),  attaccano con protervia le conquiste delle donne, accettano e promuovono le oscenità del “movimento per la vita”. Continuano gli attacchi alla legge 194, in Regione Piemonte si attacca la RU486, la pillola del giorno dopo, impedendone la diffusione nei consultori.

Gli obiettori di coscienza crescono in maniera esponenziale in ogni regione eppure la soluzione è semplice: se non vuoi fare il ginecologo scegli un’altra specializzazione! Ovviamente praticare aborti clandestini rende di più.

Noi non vogliamo che le donne tornino a morire di aborto! Abbiamo lottato per questo, perché le nuove generazioni non debbano patire ciò che abbiamo patito noi, costrette ad aborti clandestini, nelle mani delle “mammane” e dei “cucchiai d’oro”.

Certo anche il virus del Covid e la convivenza quotidiana e forzata, non hanno aiutato le donne perché la violenza degli uomini contro le donne non ha classe né confini. E le  guerre che hanno dilagato in ogni parte del mondo, armate  da Usa, Nato, Israele, Turchia, Ue,  hanno magari anche forme nuove,  ma lo stupro è ancora e sempre una potente schifosa arma di guerra e allora dobbiamo  continuare a  dirlo, a gridarlo, se necessario, “Non una di più/Ni una más/!”

.I dati Istat sono sempre più allarmanti (lo diciamo ogni anno) ma è inutile sciorinare numeri di violenze, di stupri, di femminicidi se la cultura è questa. Se non si fanno passi avanti, se ogni scusa serve a giustificare la violenza maschile sulle donne.

Ma c’è anche chi lavora per strumentalizzare i diritti delle donne. In Iran danno fuoco alla casa di Khomeini. Nel video si vedono solo uomini. Diventa difficile credere che dietro non ci sia la solita lunga mano che guida le “rivoluzioni arancioni”. Non è strano che improvvisamente, appena si sa che l’Iran sta con la Russia contro l’Ucraina nazista, ecco la ribellione? E’ difficile credere che questi  uomini incendiari  stiano lottano  anche perché le donne abbiano il diritto, tra gli altri, di togliere il velo!

Infine una considerazione  su “civilissima e democratica” Usa. Il 24 giugno 2022 la Corte Suprema ha deciso: l’aborto negli Usa non è più un diritto riconosciuto a livello nazionale. Si torna indietro di 50 anni.

Ci sarebbe molto da dire anche su sanità pubblica e lavoro, perché c’è violenza di genere ovunque,  ma non tutto può essere riassunto qui. Persino la parola “femminicidio” è stata a lungo osteggiata dai media, e non solo. Il termine femmicidio (femicide) è stato diffuso per la prima volta da Diana Russell che, nel 1992, nel libro Femicide: The Politics of woman killing, attraverso l’utilizzo di questa nuova categoria criminologica, molto tempo prima di avere a disposizione le indagini statistiche che ci confermano ancora oggi questo dato, “nomina” la causa principale degli omicidi nei confronti delle donne: una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna perché donna”.

Ogni forma  di violenza perpetrata nei confronti della donna è femminicidio.  Non si viola solo il corpo, si viola la dignità, si calpesta la persona. E’ il predominio del maschio. E’ il sopruso del più forte nei confronti del più debole, che non si manifesta solo in questo campo.  Le violenze degli uomini contro le  donne non hanno passaporto: i violenti non hanno nazionalità. La violenza sulle donne è un fenomeno che non ha altra identità se non quella di genere maschile.

Non solo il 25 novembre ma ogni giorno dobbiamo rinnovare  le nostre forze e con un grande NO dare testimonianza del nostro rifiuto alla violenza familiare, agli stupri, ai maltrattamenti, ai sequestri, agli abusi, alla molestia sessuale, al machismo, al sessismo, al fascismo, al razzismo e a tutte le aggressioni che violano i diritti umani basilari, i diritti sessuali, i diritti riproduttivi.

E’ una fatica grande, ma continueremo questa  lotta per riuscire a vivere  in uguaglianza di diritto, in uguaglianza di opportunità e in uguaglianza di genere. La soluzione? Proviamoci con una società anticapitalista, internazionalista e comunista.

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