Per Antonio Gramsci.

il

di Dario Ortolano

Il 27 aprile 1937, moriva, nelle carceri fasciste, in seguito alle privazioni e sofferenze a cui era stato sottoposto, dai suoi aguzzini, Il compagno Antonio Gramsci, Segretario Generale del Partito Comunista d’Italia, guida politica e spirituale per tutti i comunisti e gli autentici antifascisti.
Per tutti noi, oggi, è, quindi, un giorno di lutto ma anche di lotta e di orgoglio riconoscente, verso il dirigente politico che, col suo pensiero e la sua opera tenace, ha dato il più alto contributo alla nascita ed allo sviluppo del Partito Comunista d’Italia, come partito rivoluzionario della classe operaia e delle masse popolari, nella lotta antifascista e per la costruzione di una società socialista.
Così lo ricordano, oggi, i comunisti ed i sinceri antifascisti, in Italia e nel mondo intero, perché non vi è un punto di questo nostro pianeta, in cui vi sia una lotta per la libertà, la giustizia sociale e l’uguaglianza, che il suo nome non sia ricordato come esempio.
La grandezza del suo pensiero e della sua opera di rivoluzionario, ha travalicato ogni confine nazionale, ed i limiti di ogni fase della lotta politica, per collocarsi fra i punti più alti raggiunti dal pensiero e dell’azione dei comunisti, nella lotta per la libertà, la giustizia, l’uguaglianza, la democrazia ed il socialismo.
Le sue opere ed il suo percorso di vita, sono studiati, in tutto il mondo, come l’incarnazione del più alto tributo di fedeltà e dedizione che, un essere umano, possa esprimere verso i propri ideali di emancipazione dei lavoratori e di tutti gli sfruttati dal capitalismo e dall’imperialismo, contro ogni forma di oppressione di classe, di genere e di razza, per la solidarietà di classe ed umana, per un autentico internazionalismo proletario.
L’ insegnamento che ci viene dalla sua vita e dalla sua opera, è tanto più attuale oggi, in un periodo storico che, dopo le sconfitte subite, dal movimento operaio e popolare, negli ultimi decenni, vede risorgere, con minacciosa veemenza, il razzismo, la xenofobia ed il neofascismo, contro cui Gramsci lottò, fino all’ultimo giorno della sua vita.
Il caso vuole, infatti, che la data del giorno della sua morte, si collochi fra il 25 aprile ed il 1 maggio, date particolarmente significative per la lotta che ci accomuna e che Gramsci ha combattuto e diretto.
Nutritosi, infatti, fin dalla sua giovane età, degli ideali socialisti della classe operaia e dei lavoratori, fu nella Città di Torino, nel corso del ” biennio rosso “, caratterizzato dalle lotte operaie e popolari contro le ingiustizie e le disuguaglianze del capitalismo, il suo primo, forte cimento, che lo fece riconoscere, nazionalmente ed internazionalmente, nel suo ruolo di dirigente rivoluzionario.
Lenin, riconobbe in lui e nel suo giornale, l’ ” Ordine Nuovo “, la voce più autentica del proletariato italiano.
Ma, la reazione violenta della borghesia, suscitatrice del fascismo, contro le istanze delle lotte operaie e popolari, mise, fin da subito, a dura prova le capacità del giovane dirigente comunista e dell’altrettanto giovane partito comunista, da lui diretto.
Furono anni di lotte di resistenza, contro lo squadrismo fascista, contro la volontà della borghesia monopolista ed imperialista e del ” suo ” Stato, di stroncare ogni azione politica e sociale dei lavoratori.
E fu nella mattina dell’ 8 novembre 1926, che Antonio Gramsci, per queste ragioni, venne arrestato e privato, definitivamente, della sua libertà.
Il suo accusatore fascista, durante il processo intentato contro di lui, disse ” Bisogna impedire a questa mente, di pensare, almeno per 20 anni “.
Non ci riuscirono, perché, durante la sua detenzione, Antonio Gramsci, non solo continuò ad essere considerato il capo dei comunisti italiani, ma diede, nonostante le restrizioni e le sofferenze indicibili imposte dalla carcerazione, il più alto contributo di analisi e di indicazione strategica della lotta politica, che mai, un dirigente comunista italiano, avesse saputo dare, per il presente e per il futuro.
In ciò, e nell’esempio di tutta la sua vita, sta la grandezza di Antonio Gramsci, come combattente antifascista e dirigente comunista.
Morì, per le sofferenze fisiche e psicologiche, subite durante la carcerazione, il 27 aprile 1937.
I suoi aguzzini non avrebbero più avuto molti anni durante i quali gioire, per la sua morte.
Il suo esempio ed il suo ricordo furono, infatti, un motore travolgente di resistenza quotidiana contro il regime fascista, fino alla vittoria finale, il 25 aprile 1945, che abbiamo appena ricordato nei giorni scorsi.
Questa mattina, a Torino, presso quella che fu la sua casa in cui organizzò ” l’ Ordine Nuovo “, i comunisti hanno voluto ricordare e rendere omaggio ad Antonio Gramsci, così come si è fatto in altre città del nostro Paese, punti significativi della sua esistenza.
Ricordare e rendere omaggio non è un atto rituale, ma l’impegno di tutti i comunisti ad essere i degni continuatori della lotta, di cui Gramsci fu fulgido esempio, contro il razzismo, il fascismo ed il capitalismo, per la libertà, l’uguaglianza e la giustizia sociale ed i diritti democratici dei cittadini e dei lavoratori residenti ed immigrati di tutti i Paesi e popoli del mondo, per una società liberata da ogni forma di sfruttamento ed oppressione sociale dell’uomo sull’uomo, per una vera democrazia popolare, per il socialismo !!!


VIVA, OGGI E SEMPRE, IL COMPAGNO ANTONIO GRAMSCI !!!

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