Dopo la fondazione dell’URSS verso il socialismo.

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di Dario Ortolano Segretario Federazione PCI Torino

Dopo aver vinto, politicamente e militarmente, i propri avversari, la rivoluzione sovietica si trovava di fronte alla sfida della costruzione del socialismo.Attorno a tale tema, si sviluppò un grande dibattito, nel Partito e nella società. La risposta di Lenin è sintetizzabile nella celebre frase ” il comunismo è il potere dei soviet, più l’elettrificazione di tutto il Paese “.I soviet erano la forma del potere della classe operaia, alleata alla gran parte delle masse contadine, mentre l’elettrificazione era essenziale per la creazione di mezzi di produzione moderni.

Trockij, invece, pensava che le masse contadine fossero caratterizzate da ” barbarie politica, mancanza di maturità sociale ed arretratezza ” e che non esistesse ” in esse, niente che sia suscettibile di offrire, per una politica proletaria coerente ed attiva, una base su cui si possa fare affidamento “. ( 1919-Bilancio e prospettive ).Il dibattito, attorno a tali temi, si sviluppò, con grande ampiezza ed intensità, per cinque anni, quando la discussione fu chiusa, nel 1927, con una votazione, nel Partito, con cui, coloro che sostenevano le posizioni di Trockij, ottennero tra l’1 e l’1,5 dei voti. Alla fine della guerra civile, i bolscevichi ereditavano un paese completamente distrutto, in cui l’industria e le campagne erano state devastate, da otto anni di operazioni belliche continuative, sul proprio territorio. Le banche e le grandi imprese erano state nazionalizzate e, con uno sforzo straordinario, l’Unione Sovietica rimise in piedi l’apparato industriale, gettando le basi, nel 1928, grazie ad un piano quinquennale nazionale, di una industrializzazione moderna, contando, per lo più, sulle forze interne al Paese.Il 4 febbraio 1931, Stalin lanciò un grande appello a tutti i lavoratori ed al paese intero:” Volete che la nostra Patria sia sconfitta e che essa perda la sua indipendenza ??!! Noi siamo in ritardo, da 50 a 100 anni, rispetto ai paesi avanzati. Noi dobbiamo coprire questa distanza, in 10 anni. O lo faremo o saremo stritolati. ” ( Discorso di fronte ai dirigenti dell’industria socialista ).

Alla fine del 1932, la forza-lavoro industriale era raddoppiata, rispetto al 1928, raggiungendo i 6 milioni di persone, mentre 12,5 milioni di persone avevano trovato una nuova occupazione in città, tra cui 8,5 milioni di ex contadini.Relativamente al Partito, il numero di iscritti passò da 1.300.000 nel 1928 ad 1.670.000 nel 1930, col passaggio della percentuale di membri di origine operaia, dal 57% al 65%, che ne rafforzò il suo carattere operaio.Si ebbe, peraltro, una particolare cura alla creazione di una potente industria pesante, posizionata, per lo più, negli Urali ed in Siberia, a migliaia di chilometri di distanza dal confine più vicino, fuori dalla portata di qualsiasi nemico, creata senza quasi ricorrere al capitale straniero, per rendere indipendente l’Unione Sovietica, nel fabbisogno della produzione industriale, tanto che, nel 1932, il 56% del reddito nazionale, era stato destinato a tale scopo.

Per undici anni, dal 1930 al 1940, la crescita media della produzione industriale fu del 16,5%, così da porre il Paese in condizioni di fare fronte alla potenza industriale della Germania nazista che si trovava, ormai, in procinto di sferrare la propria micidiale aggressione al Paese nato dalla Rivoluzione d’Ottobre, con lo scopo del suo annientamento e dello sterminio dei suoi popoli.Ugualmente, si poneva l’obbiettivo di ricostruire e riorganizzare le forze produttive nelle campagne, con la collettivizzazione, lanciata nel 1929, delle forme proprietarie, con la formazione dei primi kolchozy, cioè fattorie collettive, dopo aver incoraggiato, per anni, i contadini a formare ogni tipo di cooperative. La produzione agricola conobbe uno sviluppo generale, a partire dall’anno 1933, sotto l’impulso, anche, dei consistenti investimenti industriali.La collettivizzazione e l’economia pianificata, permisero, cosi, all’ Unione Sovietica di resistere all’aggressione nazifascista, dopo che, dal 1937, essa era, ormai, la seconda potenza industriale del mondo, dopo gli Stati Uniti d’America.

L’attacco nazifascista all’Urss e la vittoria nella guerra antifascista.

Hitler giunse al potere il 30 gennaio 1933 e l’Unione Sovietica comprese tutti i pericoli, per la pace mondiale, che l’avvenimento portava con sé.Nel gennaio 1934, Stalin dichiarò al Congresso del Partito che ” la nuova politica tedesca, ricordava, a grandi linee, quella del Kaiser ” e che ” se gli interessi dell’URSS richiederanno un avvicinamento a qualsiasi Paese che non abbia interesse a vedere violare la pace, lo faremo senza esitazioni .”Fino all’avvento di Hitler, l’Inghilterra era stata la capofila della crociata contro l’Unione Sovietica, con Churchill, nel 1918, come principale istigatore dell’intervento militare contro di essa, che aveva mobilitato gli eserciti di altri 14 Paesi, per giungere, nel 1927, alla rottura delle relazioni diplomatiche e la decretazione dell’embarco sulle sue esportazioni.

Nel corso degli anni ’30, tutto il quadro politico e militare internazionale, era contrassegnato dalla guerra, con l’invasione, nel 1931, da parte del Giappone, della Cina del Nord ed il posizionamento delle sue truppe, sulla frontiera sovietica, in Siberia; l’invasione, nel 1935, dell’Etiopia, da parte dell’Italia fascista; l’invio, nel 1936, di truppe nazifasciste, in Spagna, per combattere il legittimo governo repubblicano, fino a giungere, nel novembre dello stesso anno, da parte di Germania e Giappone, alla stipula del Patto Anticomintern, al quale, poco più tardi, si aggiungerà l’Italia. Così, L’URSS si veniva a trovare in una situazione di completo accerchiamento.Tuttavia, essa non cessò mai di perseguire una politica internazionale, avviata, fin dal 1935, di creazione di un sistema collettivo di sicurezza in Europa, fondato su trattati bilaterali e multilaterali fra Paesi, al fine di isolare e respingere l’aggressività del fascismo, in Europa e nel mondo intero.Ma, intanto, l’11 marzo 1938, la Germania nazista procedette alla annessione dell’Austria, di cui l’ Unione Sovietica prese le difese, invitando l’Inghilterra e la Francia a predisporre una difesa collettiva. Ma non se ne fece nulla.

A metà maggio del 1938, Hiltler concentrò le sue truppe sulla frontiera cecoslovacca, ma l’Inghilterra e la Francia, riunite a Monaco, con Germania ed Italia, consegnarono ad Hitler la regione dei Sudeti, parte integrante della Cecoslovacchia.Nonostante ciò, nel marzo 1939, l’Unione Sovietica avviò negoziati per formare una alleanza antifascista, ma l’Inghilterra e la Francia trascinarono le trattative per le lunghe, rifiutandosi di considerare la proposta sovietica, di entrare in guerra insieme, in caso di una nuova aggressione tedesca. Era ormai chiaro che il nuovo agnello sacrificale era la Polonia.Di fronte al rifiuto di quest’ultima di permettere alle truppe sovietiche di scontrarsi con i nazisti, sul territorio polacco, in caso di aggressione tedesca, fu chiara la volontà di Inghilterra e Francia di sacrificare la Polonia, per far marciare le truppe di Hitler contro la Unione Sovietica. Di fronte a tale prospettiva, il governo sovietico, il 23 agosto 1939, firmò un patto di non aggressione con la Germania che prevedeva, tra l’altro, la possibilità, per l’ URSS, di far avanzare le sue difese da 150 a 300 km. guadagnando 21 mesi di tempo che le permisero di rafforzare, in modo decisivo, la propria industria bellica e le forze armate.

Il 1 settembre 1939, Hitler attaccò la Polonia, dando inizio alla seconda guerra mondiale. Nell’estate e nell’autunno 1940, le truppe sovietiche furono sottoposte ad una intensa preparazione al combattimento e, sempre in quell’anno, si costruirono le necessarie fortificazioni, lungo la nuova frontiera occidentale dell’ URSS. Ciò permise, all’Alto Comando della Armata Rossa, di non essere preso alla sprovvista, quando, il 22 giugno 1941, alle ore 3,40 del mattino, iniziò l’attacco delle forze armate nazifasciste contro l’ Unione Sovietica. Esso, alla presenza di Stalin, dopo essere stato avvertito dell’imminente attacco, emanò i seguenti ordini:1) L’ occupazione, nella notte tra il 21 ed il 22 giugno 1941, delle posizioni dei settori fortificati delle frontiere dell Stato.2) La dislocazione, nello stesso tempo, di tutta l’aviazione, negli aeroporti di campagna, con adeguata mimetizzazione. 3) La messa in stato di allerta di tutte le unità, tenendole pronte al combattimento. L’ Ufficio Politico del Partito, venne convocato per le ore 4.40. Sul finire della giornata del 22 giugno, iniziarono, su ordine di Stalin, le prime operazioni militari controffensive della Armata Rossa. La conduzione della guerra, l’intrecciarsi di operazioni controffensive e di ritirata strategica, data l’estensione e profondità del fronte e dei vari campi di battaglia, fino all’epica difesa delle grandi città, attorno alle quali si decisero i destini della guerra, soprattutto dopo la battaglia di Stalingrado, che segnò la vera inversione di rotta dei combattimenti, con l’accerchiamento e la distruzione di ingenti forze nemiche, come la VI armata tedesca del Maresciallo Von Paulus, appunto, nella città di Stalingrado e la entrata in campo delle nuove e moderne divisioni corazzate della Armata Rossa, che in seguito a quella battaglia, iniziarono a respingere ed inseguire gli invasori in rotta, liberando dalla loro presenza tutto il Paese e l’Europa orientale, fino alla occupazione di Berlino e la distruzione del Terzo Reich tedesco, nella primavera del 1945, fanno parte della epopea della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e della sua Armata Rossa, conosciuta dalla intera umanità che, grazie ad essa, seppe uscire dalla più tragica e devastante pagina di storia moderna che costò il prezzo di 50 milioni di morti, di cui 30 sovietici, e di centinaia di milioni di feriti.Il ricordo di quegli avvenimenti suona a perenne monito, per i Paesi e popoli del mondo intero, sulla necessità di combattere e sconfiggere il fascismo ed il nazismo, prima che possa così gravemente nuocere al genere umano, nel suo permanente risorgere al servizio della volontà delle classi dominanti borghesi, del capitalismo e dell’imperialismo, di dominare il mondo, con la sua spietata dittatura politica, economica e sociale, fondata sullo sfruttamento e l’oppressione sociale dei popoli e degli Stati, che non rinunciano alla lotta per la propria libertà, sovranità ed indipendenza nazionale, per la democrazia, l’uguaglianza e la giustizia sociale, per il socialismo !!!

Il ruolo dell’URSS dopo la vittoria.

Il 9 febbraio 1946, Stalin, rivolgendosi ai suoi elettori, presentò il seguente bilancio della vittoria della Unione Sovietica nella guerra antifascista: ” Prima di tutto, è il nostro sistema sociale sovietico che ha trionfato… La guerra ha dimostrato che il sistema sociale sovietico è un sistema veramente popolare. La vittoria è stata resa possibile, in secondo luogo, dal nostro sistema politico sovietico…il nostro Stato sovietico multinazionale ha resistito a tutte le prove della guerra ed ha dimostrato la sua vitalità.”Nel febbraio 1946, venne varato il nuovo piano quinquennale, al fine di promuovere la ricostruzione postbellica. Infatti, durante la sua ritirata, l’esercito tedesco aveva distrutto 2000 città, 70.000 villaggi ed industrie che impiegavano 4 milioni di lavoratori.

Grazie a tre anni di sforzi eccezionali, la produzione industriale del 1948 superò quella del 1940. Nel 1950, alla fine del quarto piano quinquennale, la produzione industriale superò del 73% quella del 1940, la produzione dei beni capitali raddoppiò e quella dei beni di consumo aumentò del 23%.Non era ancora terminata la guerra antifascista, che molti generali americani, come Patton, auspicavano un rovesciamento di alleanze, per lanciare operazioni militari contro l’ Unione Sovietica. Inoltre, dopo la resa della Germania, il generale Gehlen, che era stato il capo dello spionaggio nazista in Unione Sovietica, fu trasferito, clandestinamente, il 22 agosto 1945, negli Stati Uniti, dove concordò, con i capi dei Servizi segreti americani, alla presenza di Allan Dulles, che la sua rete di spionaggio, avrebbe continuato ad agire, in Unione Sovietica, al servizio degli americani. Il 21 luglio 1945, poi, durante la Conferenza di Potsdam, pervenne a Truman, un rapporto sul primo esperimento nucleare americano, concepito come un’arma di terrore di massa, destinata ad assicurare agli Stati Uniti il dominio mondiale, e che essi sperimentarono contro le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, rispettivamente nei giorni del 6 e 9 agosto 1945, dove morirono 443.000 persone.

In questo quadro politico e militare postbellico, l’ Unione Sovietica si mosse, per contrastare la rinnovata volontà di dominio del sistema capitalista mondiale, su quattro fronti:

1) Rafforzò la propria difesa, come base del movimento comunista internazionale.2) Aiutò i popoli che avevano deciso di impegnarsi sulla via della democrazia popolare e del socialismo. 3) Sostenne i popoli colonizzati che aspiravano all’indipendenza nazionale. 4 ) Incoraggiò il grande movimento internazionale per la pace, contro le nuove avventure guerrafondaie dell’ imperialismo. Questa politica, fu continuata dall’Unione Sovietica, per lunghi decenni, anche dopo la morte di Stalin, fino agli anni 1989/91, quando, un gruppo dirigente che aveva ormai rinunciato ai principi ed ai valori del marxismo, del leninismo e del socialismo, aprì la strada alla restaurazione del capitalismo, nel Paese della prima rivoluzione proletaria e socialista vittoriosa della storia della umanità.

Grande fu il danno che ne derivò per il movimento operaio internazionale e per la lotta dei popoli, contro il capitalismo, l’imperialismo, per la libertà e sovranità ed indipendenza nazionale, per la pace, l’uguaglianza e la giustizia sociale, per il socialismo. Ma gravi furono, altresì, le conseguenze sulle condizioni di vita e di esistenza di miliardi di proletari, di lavoratori e lavoratrici, di popoli, di tutto il mondo, che, all’ improvviso, tornavano a trovarsi soli, di fronte al loro storico nemico, il capitalismo e l’imperialismo internazionale, quanto mai determinato a ristabilire il suo incontrastato dominio, a livello mondiale, in Europa, dopo lo scioglimento dell’URSS e degli altri paesi socialisti, ma anche in Asia, Africa ed America Latina, dove, per lungo tempo, le lotte operaie e popolari avevano trovato, nell’ URSS e gli altri paesi socialisti, il più solido baluardo a loro sostegno.Solo la Repubblica popolare cinese, la Repubblica democratica e popolare di Corea, Cuba ed il Vietnam, in quegli anni, seppero rimanere fedeli ai principi ed agli obbiettivi storici delle proprie rivoluzioni popolari e socialiste, sapendo mantenere, nel necessario rinnovamento delle proprie strutture sociali ed economiche, la struttura fondamentale di Stati e Paesi socialisti, permanentemente schierati dalla parte della lotta della classe operaia, dei lavoratori e delle lavoratrici e di tutti gli sfruttati ed oppressi dal capitalismo e dall’imperialismo, per la propria libertà, sovranità ed indipendenza nazionale, per la pace, la uguaglianza e la giustizia sociale, per il socialismo ed un comune destino della umanità intera, di progresso, di benessere e di pace.

Dopo trent’anni, dalla grave sconfitta subìta dal movimento operaio e popolare, sul finire dal novecento, in Europa e nel mondo, solo da alcuni anni, si tornano ad intravvedere, in tutti i continenti, i segnali della ripresa di un movimento di lotta proletario e popolare, in grado di contrastare il dominio del capitalismo e dell’imperialismo, per riaffermare la propria prospettiva di liberazione ed emancipazione politica, economica e sociale, sulla base dell’esempio che ci viene, pur nelle mutate condizioni storiche e politiche, dalla storia delle Rivoluzioni proletarie e socialiste vittoriose del novecento, a partire dalla Rivoluzione d’Ottobre in Russia, nel 1917, e della Unione Sovietica.

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