2 Giugno 1946: l’ultima vittoria della Resistenza.

il

di Dario Ortolano

Nelle giornate del 2 e 3 giugno 1946, si svolsero, in Italia, le prime elezioni democratiche, dopo la dittatura fascista, che prevedevano, simultaneamente, sia la scelta della forma di stato ( Repubblica o Monarchia ), attraverso lo svolgimento di un Referendum popolare, che la elezione della Assemblea Costituente, che doveva redigere la nuova Carta costituzionale. Il Referendum vide il prevalere della scelta repubblicana, con l’ottenimento di 12.717.923 voti, corrispondenti al 54,3%, mentre i voti per la monarchia furono 10.719.284, per il 45,7%.

Nella elezione della Assemblea Costituente, il 75% dei voti andò a tre partiti, e rispettivamente, il 35% alla Democrazia Cristiana, il 20,7% al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, ed il 18,9% al Partito Comunista Italiano. Quei giorni, furono contrassegnati, anche, dal raggiungimento dell’obbiettivo storico, del voto alle donne, che parteciparono massicciamente, ed in modo decisivo, alla scadenza elettorale ed alla determinazione dei suoi risultati. Ci sembra giusto affermare che, tale scadenza politica, fu l’ultima vittoria della Resistenza antifascista, non solo perché vinse la Repubblica contro la Monarchia, ed ebbero la prima sanzione del voto popolare, registrandone il consenso, le principali forze democratiche che ne erano state protagoniste ed animatrici, ma perché, successivamente, ma già in quei giorni erano pienamente attive, si sarebbero messe in azione, le forze, di quella che, poi, sarebbe stata chiamata, ” la restaurazione capitalistica ” e della ” guerra fredda “, come rinnovato scontro delle forze imperialiste internazionali, guidate dagli USA, contro le forze del socialismo internazionale, guidate dall’URSS, che, nel nostro Paese, avrebbe voluto dire l’avvio, da parte delle forze reazionarie e conservatrici interne, guidate dalla Democrazia Cristiana, ed ispirate internazionalmente dall’imperialismo, di una nuova stagione caratterizzata dall’attacco contro le conquiste sociali e democratiche dei lavoratori, e da nuove persecuzioni e discriminazioni, contro i comunisti e le forze del movimento operaio e popolare.

Da questo punto di vista, quindi, le elezioni del 2 giugno 1946, rappresentarono una sorta di spartiacque, fra la stagione che aveva visto unite e protagoniste le forze democratiche del nostro Paese, nella Resistenza antifascista, nell’ambito della alleanza Internazionale che aveva portato alla sconfitta del nazifascismo, nella seconda guerra mondiale, e ciò che sarebbe successo, dopo, con una immediata ed accanita ripresa della lotta di classe, a livello nazionale ed internazionale. Vogliamo sottolineare questo aspetto, perché ci aiuta a capire meglio come, appena cessati gli eventi bellici, ma già mentre erano ancora in corso, le forze della reazione nazionale ed internazionale, si misero in movimento, per garantire il loro dominio, nei nuovi equilibri postbellici, per cui, neppure ciò che si ottenne, in quella scadenza, e cioè sostanzialmente la cacciata della monarchia, che insieme alla volontà delle classi borghesi, era stata una delle fonti del fascismo, era, in se, scontato, ed, anzi, bisognò duramente combattere per ottenerlo, perché potenti forze si attivarono per rilegittimare la monarchia, come strumento di lotta contro il movimento operaio e popolare.

Questo fu il senso dello scontro fra Repubblica e Monarchia in quella campagna elettorale, che sfociò nell’esito del 2 giugno 1946.Nelle prossime ore, verremo inondati dalla solita retorica patriottarda, che non ci appartiene, favorita dal clima della stagione drammatica che stiamo vivendo, caratterizzata dalla emergenza sanitaria da coronavirus, con l’invito istituzionale, ripetuto ed insistito, a celebrare la ” festa della Repubblica “, con uno spirito di ” riconciliazione nazionale ” di chi deve atteggiarsi a ” ripartire insieme “, per ” sconfiggere il virus “, perché, come si dice, sempre più frequentemente, ” siamo tutti nella stessa barca ” e via proclamando e mentendo, ogni giorno, più spudoratamente, sotto l’ombrello del Governo Draghi, sedicente di ” unità nazionale “, in realtà di unità padronale. Bene, si sappia che il 2 giugno, e la conquista della Repubblica come forma dello stato, non ebbe, nel 1946, e tantomeno ha oggi, questo significato. Fu il frutto di uno scontro politico e sociale, molto acuto, fra forze del progresso, guidate dai partiti del movimento operaio e popolare, contro le forze reazionarie e conservatrici, che puntavano alla piena restaurazione degli equilibri capitalistici ed imperialistici, a livello nazionale ed internazionale, con lo scopo di vanificare le istanze di emancipazione politica e sociale, che avevano animato la Resistenza antifascista. Anche il risultato elettorale, con uno scarto di soli due milioni di voti, fu indice della acutezza di tale scontro, che, nel periodo successivo, avrebbe aperto le porte alla ” guerra fredda “, alla cacciata di comunisti e socialisti dal governo nazionale, alla vittoria della DC, nelle successive elezioni politiche del 1948, fino alla adesione dell’Italia alla NATO, nel 1949, ed all’ avvio della ” caccia alle streghe ” contro i comunisti, in tutto il Paese, con l’ ordine, della ambasciatrice USA, Clara Luce, nel 1950, a Valletta, di ” liberarsi dei comunisti ” alla Fiat.

Questo sarebbe successo, dopo quel 2 giugno 1946.

Ecco, perché parliamo dell’ ultima vittoria della Resistenza, quando ne ricordiamo il significato, particolarmente in queste ore, di ricorrenza dell’anniversario. Si, la Repubblica, fu l’ultima conquista dei comunisti e delle forze del movimento operaio e popolare, che erano state le animatrici della Resistenza antifascista, contro le forze della Restaurazione capitalistica borghese che, in una grande parte di esse, avrebbero preferito la monarchia, come baluardo anticomunista ed antipopolare. Naturalmente, la storia successiva, del nostro Paese e del mondo intero, continuò ad essere, sempre più intensamente, ” storia di lotte di classe “, contro i padroni, il capitalismo e l’imperialismo, fino ai giorni che stiamo vivendo, nell’epoca del coronavirus, con i capitalisti che impongono la priorità dei loro profitti, rispetto alla salute dei lavoratori e dei cittadini, e con l’ imperialismo USA ed UE, che continuano ad attentare alla libertà, sovranità ed indipendenza nazionale dei popoli e degli Stati del mondo intero, esportando guerra, povertà ed ingiustizia sociale, su tutto il Pianeta, perché, tutto ciò ” è nella loro natura “, come avrebbe detto Esopo. Per i comunisti, la classe operaia, i lavoratori e tutti gli sfruttati ed oppressi dal capitalismo e dall’imperialismo, del nostro Paese, il 2 giugno 1946, e l’avvento della Repubblica italiana parlamentare borghese, ci ricorda che spesso, le vittorie, possono avere un carattere parziale e limitato, in base a chi ne gestisce gli effetti successivi.

Contro e fuori dalla UE e dalla NATO, e da ogni altra alleanza internazionale di tipo capitalista ed imperialista, e da ogni condizionamento del Fondo Monetario Internazionale e dei mercati finanziari internazionali. Contro il capitalismo, l’imperialismo, per il socialismo !!!

Molto tempo è trascorso da quell’evento, ed anche la nuova successiva Costituzione, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, e tuttora vigente, portò, nel suo testo scritto, i chiari segni del progresso e della volontà popolare democratica, ma oggi, è, al pari della Repubblica di cui essa è Legge fondamentale, lo strumento di governo della borghesia monopolista ed imperialista, che, anche nel nostro Paese, come in tutti quelli a regime socio-economico capitalistico, impone la sua dittatura di classe.Ecco perché, nei nuovi equilibri politici, economici e sociali, nazionali ed internazionali, che caratterizzano il nostro Paese ed il mondo intero, bisogna riprendere decisamente la lotta :Per la libertà, ed una democrazia popolare, come base di una società liberata da ogni forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e da ogni forma di oppressione di classe, di genere e di razza. Per l’uguaglianza e la giustizia sociale, per i popoli di tutto il mondo, sulla base di uguali diritti politici, economici, sociali e civili. Per la pace, la sovranità ed indipendenza nazionale dei popoli e degli Stati del mondo intero, nell’ambito di un rinnovato sistema di relazioni internazionali, improntate sul reciproco vantaggio ed interesse e sul diritto all’autodeterminazione.

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