1 Maggio, giornata internazionale di solidarietà e lotta dei lavoratori e delle lavoratrici.

di Dario Ortolano

La giornata del 1 maggio, nasce nel contesto delle lotte operaie e dei lavoratori per i loro diritti ed, in particolare, per la giornata di lavoro di 8 ore. La scelta di questa data, trae le sue origini, dai fatti conosciuti come ” rivolta di Haymarket “, verificatisi, nei giorni 3 e 4 maggio, dell’anno 1886, a Chicago, in seguito allo sciopero dei lavoratori, per rivendicare i loro diritti. In Europa, il 1 maggio, come Giornata Internazionale di lotta dei lavoratori, fu proposta ed approvata, il 20 luglio 1889, dai delegati partecipanti al Congresso di fondazione della Seconda Internazionale, svoltosi a Parigi, nel centenario della Rivoluzione francese.

Da quella data, il movimento operaio internazionale, oltre a manifestare in tutto il mondo, per celebrarne significato, trovò le forme, articolate e diffuse, per dispiegare le proprie rivendicazioni politiche, economiche e sociali. In Italia, istituita nel 1890, venne abolita dal regime fascista, nel 1924, e sostituita dalla celebrazione del ” natale di Roma “, il 21 aprile.Ritornò ad essere celebrata, dopo la seconda guerra mondiale, con la sconfitta del fascismo, nel 1945.

Tale giornata, nel suo svolgimento, è sempre stata caratterizzata dai principali avvenimenti che hanno contraddistinto la vicenda politica e sociale. Il 1 maggio 1947, ad esempio, nel pieno del riaccendersi dello scontro internazionale fra l’Urss ed i Paesi socialisti ed il campo imperialista, guidato da USA e Gran Bretagna, e dello sviluppo delle lotte operaie e popolari, per i propri diritti politici e sociali, in particolare per la terra, la banda criminale guidata da Salvatore Giuliano, al servizio della mafia e dei latifondisti, sparò su di un corteo di lavoratori della terra, nella località di Portella della Ginestra, in provincia di Palermo, provocando, fra di essi, 14 morti e 50 feriti.

Così negli anni ’50, avvenuta la rottura fra le forze democratiche antifasciste, voluta da USA e Gran Bretagna, ed attuata con la cacciata di comunisti e socialisti, dal governo di unità nazionale, nel giugno 1947, che aveva gestito il primo periodo postbellico, l’intensificarsi delle lotte operaie e contadine, a partire dai fondamentali bisogni popolari, in una fase politica fortemente caratterizzata dalla restaurazione degli equilibri capitalistici, di cui la Democrazia Cristiana andava facendosi garante, nazionalmente ed internazionalmente, vide la giornata del 1 maggio, caratterizzarsi fortemente sui contenuti ” di classe ” delle lotte popolari, a partire dalla difesa dei salari e della occupazione lavorativa, messi sempre più in discussione, in seguito ai nuovi equilibri politici e sociali, nazionali ed internazionali.

Negli anni del cosiddetto ” boom economico “, degli anni ’60, le lotte popolari si proiettarono verso la difesa dei propri redditi e diritti, che avevano come base la possibilità di una più equa ripartizione delle risorse economiche prodotte dal lavoro, in una situazione di più dinamico sviluppo economico. Al termine di tale decennio, poi, le lotte operaie e studentesche, degli anni 1968/69, puntarono, oltreché al rilancio di obbiettivi di riforma economica e sociale, alla creazione di più avanzate forme di democrazia, nei luoghi di lavoro, quali i Consigli di Fabbrica, composti da delegati, eletti direttamente dai lavoratori. Le vittorie elettorali del PCI, negli anni 1975/76, furono l’espressione di una forte domanda di cambiamento degli equilibri politici e sociali, sorta e sviluppatasi dalle lotte di quegli anni.Mancato l’appuntamento politico, dell’accesso alle leve del governo nazionale, da parte della sinistra, ed in particolare del PCI, a partire dalla fine degli anni ’70, fino ad oggi, le lotte del movimento operaio e popolare, in un rinnovato clima di piena restaurazione di equilibri politici e sociali, conservatori e filopadronali, hanno assunto, sempre più, un carattere difensivo provocato, anche, dallo sviluppo, nel movimento sindacale stesso, di una marcata tendenza alla ” concertazione ” con lo schieramento padronale e con i governi che ne difendono gli interessi, piuttosto che alla promozione di un movimento di lotta contrassegnato da autentici contenuti ” di classe “.

Ciò, ha portato, via via, nel corso degli anni, a progressive e gravi sconfitte del movimento dei lavoratori, che hanno visto il venir meno delle importanti conquiste ottenute, nel corso dei decenni di lotte precedenti, quali lo Statuto dei lavoratori, i Consigli di Fabbrica e la scala mobile delle retribuzioni, fortemente snaturate, nei loro contenuti fondamentali. La fine di quella che si è soliti chiamare ” Prima Repubblica ” e la sparizione del ” campo socialista ” in Europa, negli anni ’89/91, non ha fatto che peggiorare la condizione politica, economica e sociale dei lavoratori, nel nostro Paese, in seguito allo scioglimento, nel 1991, sia del PCI che dell’URSS, che, delle lotte popolari erano stati i pilastri nazionale ed internazionale. Con la nascita della UE, in seguito ai Trattati di Maastricht, degli anni 1992/93, sul nostro Paese, come sulla Europa intera, è calata la ferrea gabbia di contenimento delle più avanzate esigenze di progresso e di benessere delle condizioni di vita popolari, sotto la cappa del dominio della borghesia monopolista ed imperialista e del suo blocco sociale che, per un quarto di secolo, politicamente, ha visto alternarsi al governo, schieramenti di centrodestra e centrosinistra, gareggianti fra di loro, nell’adottare le più spietate politiche di attacco alla condizione economica ed alle conquiste sociali dei lavoratori, attraverso la privatizzazione dei principali mezzi di produzione, delle banche e dei fondamentali servizi sociali, a partire dalla sanità e dalla istruzione che, dal disagio sociale accumulato, da ampi settori di lavoratori e del popolo italiano, ha fatto nascere il recente fenomeno del ” sovranismo “, che altro non è che la formulazione, in forme nuove, ma ben riconoscibili, di politiche razziste, xenofobe e neofasciste, che, data la situazione, hanno trovato un ampio margine di consenso fra i lavoratori e le masse popolari.In questo contesto, il 1 maggio, particolarmente nel nostro Paese, è venuto perdendo le antiche e gloriose caratteristiche di ” Giornata internazionale di lotta dei lavoratori “, sostituito da silenziose e piatte parate di apparati sindacali, più impegnati a contrattare, con padroni e governi, lo smantellamento delle conquiste economiche e sociali dei lavoratori, che farsi reali interpreti dei bisogni popolari, duramente colpiti dalle politiche economiche e sociali, dell’ultimo quarto di secolo.

Nella drammatica condizione di ” emergenza sanitaria da coronavirus ” che stiamo, attualmente, vivendo, il movimento operaio e popolare italiano, è privo della necessaria direzione politica e sindacale, in grado di difendere la salute dei lavoratori e dei cittadini, di fronte all’arroganza dei padroni, di ogni tipo e dimensione, animati esclusivamente dalla volontà di ” riaprire le attività economiche e produttive “, a prescindere dalla intensità di sviluppo della epidemia in corso, in ciò subito assecondati, dai recenti provvedimenti del Governo Draghi.Questo è il piu triste e tragico approdo, a cui siamo giunti, in questo 1 maggio dell’anno 2021.

Compito dei comunisti e di tutta la sinistra ” di classe “, politica e sindacale, è, quindi, ricostruire un fronte di lotta dei lavoratori e del popolo, in grado di porre, al centro della attuale situazione politica economica e sociale del Paese e della propria iniziativa di mobilitazione, i propri bisogni fondamentali, a partire dalla priorità della difesa della salute pubblica, contro i profitti dei padroni, per restituire alla giornata del 1 maggio, il suo vero ed originario significato di Giornata Internazionale di lotta, del movimento operaio e di tutti i lavoratori, contro il dominio della borghesia, per la libertà, la democrazia popolare, la pace e la sovranità dei popoli e degli Stati del mondo intero, contro il capitalismo, l’imperialismo, per il socialismo !!!

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