Antonio Gramsci, nel mondo grande e terribile.

di Dario Ortolano

Antonio Gramsci, al di là delle cronache congressuali, non sempre determinanti nella vita di un partito, è stato il vero fondatore del Partito comunista d’Italia e, nel senso della parola che egli attribuiva a Lenin, il vero capo.La sua vita e la sua elaborazione politica e teorica, portarono in Italia, lo spirito ed i contenuti del ” leninismo “, di cui la tradizione socialista italiana era sempre stata priva, ed, anzi, contrapposta.Anche per Gramsci, valse ciò che Lenin aveva detto di Marx e di tutti i capi rivoluzionari delle classi sfruttate ed oppresse, che, fatti oggetto del più convinto odio e della più feroce persecuzione, ” in vita “, da parte delle classi dominanti, ” in morte “, vengono santificati ed idolatrati, per dare alle classi subalterne un ” mito “, in cui credere, travisandone e svilendone il senso vero del pensiero e della vita politica, al fine di renderli ” compatibili ” con i valori e gli assetti di potere delle classi dominanti. Anche a Gramsci è toccato un tale destino, nella ” vulgata “, tramandata a noi, dagli storici ” revisionisti “, che ne hanno falsificato il pensiero ed i contenuti dell’azione politica, fino a farne una sorta di antesignano del Partito Democratico. Naturalmente, nulla di più falso, come risulta dalle tappe fondamentali, della sua vita e della sua elaborazione politica ed ideologica. Antonio Gramsci, nacque ad Ales, in provincia di Cagliari, il 22 gennaio 1891, quarto di sette figli, da Francesco, impiegato dell’ Ufficio del Registro, e da Giuseppina Marcias, casalinga.Durante il ginnasio, cominciò a leggere la stampa socialista, a partire da l’ ” Avanti “.Nel 1911, terminati gli studi liceali, durante i quali aveva frequentato gli ambienti socialisti e fatto le prime letture di Marx, vinse una borsa di studio del Collegio Carlo Alberto, che gli permise di iscriversi alla Facoltà di Lettere, per l’indirizzo di Filologia Moderna, dell’Università di Torino.Nel 1912, allacciò amicizia con Palmiro Togliatti, anche lui vincitore di una borsa di studio del Collegio Carlo Alberto.Nella primavera del 1913, in occasione dello sciopero dei metallurgici della Fiom, entrò in contatto con gli ambienti operai.Allo scoppio della prima guerra mondiale, lo troviamo iscritto alla sezione socialista torinese, mentre, tre anni dopo, di fronte alla Rivoluzione in Russia, in polemica con Filippo Turati, egli affermerà che ” La guerra è stata la condizione economica, il sistema di vita, che ha determinato lo Stato nuovo, che ha sostanziato, di necessità, la dittatura del proletariato “, appoggiando la decisione presa, il 19 gennaio 1918, dal Comitato esecutivo sovietico panrusso, di sciogliere, per decreto l’Assemblea Costituente, trasferendo, così, il potere ai Soviet. Nell’aprile del 1919, insieme a Togliatti, Tasca e Terracini, Gramsci fondava l’ ” Ordine Nuovo “, dapprima settimanale e rassegna di ” cultura socialista “, e poi, dal gennaio 1921, quotidiano, primo organo di stampa del Partito Comunista d’Italia, nato a Livorno, il giorno 21, dello stesso mese.Lo scopo de ” L’ Ordine Nuovo “, diventò, ben presto, quello di studiare le condizioni concrete della Rivoluzione proletaria in Italia, e di incubatore del movimento dei Consigli di Fabbrica, a cui venne il riconoscimento di Lenin, di unico interprete, in Italia, della linea della III Internazionale comunista.Ma, intanto, nel nostro Paese, si era nel pieno dello sviluppo della controffensiva del fascismo, come strumento della classe borghese dominante, contro le lotte operaie e popolari del ” biennio rosso “, che avevano condotto gli operai ed i contadini, alla occupazione delle fabbriche e delle terre, provocando la cosiddetta ” grande paura “, dei padroni, di perdere il potere, che, affidarono, quindi, al fascismo, il compito di loro scudo e tutore degli interessi fondamentali di classe. Ma, il Partito comunista d’Italia, guidato da Bordiga, si opporrà alle indicazioni provenienti dal III Congresso dell’Internazionale comunista ( 1921 ), della formazione di un ” fronte unico ” popolare di lotta, contro l’incombente pericolo fascista, fino a quando Gramsci, non sostituirà Bordiga, alla guida del Partito.A questo scopo, infatti, dal maggio 1923, da Mosca, Gramsci avvierà un carteggio con Togliatti, Terracini e Scoccimarro, allo scopo di formare, attorno al vecchio nucleo ” ordinovista “, un nuovo gruppo dirigente del Partito. Intanto, il fascismo conquistava il potere, in Italia, con la cosiddetta ” Marcia su Roma “, dell’ottobre 1922 che, mutando totalmente il carattere della situazione politica, imponeva al Partito, una forte inversione di rotta, nella conduzione della lotta politica.Nelle elezioni politiche del 6 aprile 1924, Gramsci verrà eletto deputato e, nel mese di agosto dello stesso anno, Segretario, dal Comitato Centrale del Partito.

Da questo momento, il suo maggiore impegno, fu quello di avviare, conformemente alla linea del V Congresso dell’Internazionale comunista ( 1924 ), la ” bolscevizzazione ” del Partito, cioè la sua riorganizzazione sulla base di cellule di fabbrica e di un organismo per la sua penetrazione fra i contadini. In vista del III Congresso del Partito ( 1926 ), le ” Tesi di Lione “, elaborate da Gramsci, costituiranno un vero e proprio saggio sulla storia nazionale dell’Italia, dalla sua Unità in poi, ed una prima analisi della struttura della società italiana. Gramsci, in una realtà nazionale, in cui il fascismo aveva, ormai, costruito il suo ” regime ” ed il Partito era costretto a muoversi secondo le regole della ” clandestinità “, verrà arrestato a Roma, l’8 novembre 1926, ed il 4 giugno del 1928, condannato ad oltre vent’anni di carcere, dal Tribunale Speciale dello Stato fascista.

Dal carcere, nonostante le sempre più precarie condizioni di salute, Gramsci, continuerà la sua opera di studio e di elaborazione politica e teorica, che lo porteranno ad essere riconosciuto, nel mondo, come uno dei principali dirigenti del movimento comunista Internazionale, che darà fondamentali contributi sui temi del materialismo storico, del fascismo e, relativamente al nostro Paese, del Risorgimento, della questione meridionale e del rapporto col Vaticano.Antonio Gramsci, continuerà ad essere partecipe ed a prender parte, al dibattito che si svilupperà, durante gli anni della sua detenzione, nel movimento operaio e comunista internazionale e, particolarmente in Unione Sovietica, sui temi di strategia internazionale e della costruzione del socialismo, esprimendo costantemente il suo sostegno alla direzione politica del PCUS, guidata da Stalin, come del resto già avvenuto, in una lettera ” riservata “, scritta di suo pugno, il 14 ottobre 1926, poche settimane prima del suo arresto, firmata a nome dell’Ufficio politico del Partito e spedita a Mosca, in cui si affermava:” Dichiariamo ora, che riteniamo fondamentalmente giusta la linea politica della maggioranza del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Urss, e che ci impressiona il fatto che l’atteggiamento delle opposizioni, investa tutta la linea politica del Comitato Centrale, toccando il cuore stesso della dottrina leninista e dell’azione politica del Partito dell’Urss.

È il principio e la pratica della dittatura del proletariato, che vengono posti in discussione, sono i rapporti fondamentali di alleanza tra operai e contadini, che vengono turbati e messi in pericolo, cioè i pilastri dello Stato operaio e della Rivoluzione. Nella ideologia e nella pratica, del blocco di opposizioni, rinasce in pieno, tutta la tradizione della socialdemocrazia e del sindacalismo, che ha impedito, finora, al proletariato occidentale, di organizzarsi in classe dirigente. “Antonio Gramsci, morì il 27 aprile 1937, in seguito alle sofferenze, patite durante la lunga permanenza nelle carceri fasciste.Riecheggiano, nella nostra memoria, le parole di monito e di accusa, di carattere profetico, che egli pronunciò di fronte al Tribunale Speciale, che lo condannava a più di vent’anni di carcere: ” Voi fascisti, porterete l’Italia alla rovina e toccherà a noi comunisti, risollevarne le sorti !!! “E così avvenne, come abbiamo appena terminato di ricordare, nell’anniversario della vittoriosa insurrezione, nazionale e popolare antifascista.

Ricordiamo, quindi, ed onoriamo la memoria di Antonio Gramsci nell’anniversario della sua morte, come grande dirigente del movimento operaio e comunista Internazionale, fondatore e costruttore del Partito Comunista Italiano, il cui pensiero ed azione politica hanno contribuito, in modo determinante, a renderlo il più grande ed influente partito comunista dell’occidente capitalistico, reparto avanzato e forte della lotta della classe operaia, dei lavoratori e di tutti gli sfruttati dal capitalismo e dall’imperialismo, per la libertà, una vera democrazia popolare, la sovranità ed indipendenza nazionale, dei popoli e degli Stati, contro il capitalismo, l’imperialismo, per il socialismo !!!

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