Verso il centenario della fondazione del PCI

di Dario Ortolano Segretario Federazione PCI Torino

Fin dal novembre 1917, pochi giorni dopo la Rivoluzione d’Ottobre in Russia, si erano incontrati a Firenze, i delegati delle più importanti sezioni socialiste italiane, fra cui Antonio Gramsci, per analizzare la portata internazionale dell’evento, e le sue possibili ripercussioni nella realtà politica e sociale del nostro Paese.D’altronde, pochi mesi prima, in molte realtà italiane, si erano manifestati i segni della insofferenza del proletariato, di fronte alle condizioni di miseria e di fame imposte dalla guerra, di cui il caso più significativo ed eclatante era stata la sommossa popolare, verificatasi a Torino, nel mese d’agosto, al grido di ” pace, pane e..viva Lenin !!! “I bolscevichi stessi, nel periodo tra la rivoluzione di febbraio e quella d’Ottobre, con le Tesi d’aprile, scritte da Lenin, avevano deciso di chiamarsi ” comunisti ” e di dismettere il vecchio nome di ” socialdemocratici “, con le seguenti motivazioni addotte da Lenin stesso:” Noi dobbiamo chiamarci partito comunista…tenendo conto della situazione oggettiva del socialismo, nel mondo intero… La necessità oggettiva del capitalismo, trasformatosi in imperialismo, ha generato la guerra imperialista. La guerra ha condotto l’umanità intera sull’orlo del baratro, alla rovina di ogni cultura, all’abbrutimento ed alla morte di milioni di uomini. Non c’è via d’uscita, all’infuori della rivoluzione del proletariato. È tempo di gettare via la camicia sudicia, è tempo di mettersi la biancheria pulita. “Dopo la vittoriosa Rivoluzione socialista d’Ottobre, nel 1917 in Russia, il movimento operaio e popolare, in tutta Europa, si era sviluppato con possenti ondate di lotta che, partendo da immediate rivendicazioni politiche e sociali, quali pace, pane ecc., cominciavano a porre, in modo sempre più significativo, la questione del potere della classe dominante, cioè la borghesia, da sostituirsi con quello dei lavoratori. L’esperienza dei Consigli in Ungheria ed a Monaco di Baviera, l’abbattimento della Monarchia e l’avvento della Repubblica, in Germania, alla fine della guerra, con la formazione, anche qui, dei Consigli operai, ne costituivano le più significative manifestazioni. La fondazione della III Internazionale, all’inizio dell’anno 1919, era, nello stesso tempo, fattore sollecitato dallo sviluppo del movimento di lotta e della necessità di dirigerlo verso sbocchi di cambiamento del potere politico e sociale, attraverso una salda azione di direzione politica. Tale esigenza, risulterà tanto più viva ed urgente, in seguito al crollo, fra i mesi di maggio ed agosto del 1919, delle esperienze della Baviera e della Ungheria sovietiche, sotto l’urto degli eserciti reazionari, ed alla sconfitta, nel gennaio dello stesso anno, dell’insurrezione spartachista in Germania, repressa nel sangue dalle forze governative del socialdemocratico Noske, con la successiva uccisione di Karl Liebknecht e di Rosa Luxemburg. Di fronte a tale realtà, il II Congresso della III Internazionale, svoltosi a metà del 1920, saprà esprimere un vero e proprio Manifesto generale del comunismo, in grado di orientare la lotta operaia e popolare e far nascere la necessaria ed urgente direzione politica consapevole della stessa, attraverso la formazione dei partiti comunisti. La situazione italiana è, tra le altre, sottoposta ad attenta osservazione ed analisi, da parte del Congresso, tanto che, in uno dei suoi interventi, Lenin affermerà: ” Noi dobbiamo dire semplicemente ai compagni italiani che, all’indirizzo della Internazionale comunista, corrisponde quello dei militanti dell’ ” Ordine Nuovo ” e non quello della maggioranza attuale dei dirigenti del partito socialista e del loro gruppo parlamentare. “Egli rivolgerà, inoltre, ai compagni italiani, un caloroso appello: ” Vi preghiamo, compagni italiani, di convocare il vostro congresso e di leggervi le nostre tesi. Sono certo che gli operai italiani vorranno restare nella Internazionale comunista. “Farà seguito, anche, una ” lettera aperta “, firmata anche da Lenin, in cui si afferma: ” L’Italia presenta, oggi, tutte le condizioni essenziali, garantenti la vittoria di una grande rivoluzione proletaria, di una rivoluzione veramente popolare..La battaglia veramente decisiva si avvicina…Il proletariato italiano, sarà il miglior distaccamento dell’esercito proletario internazionale. “Nei mesi immediatamente successivi, gli sviluppi della situazione politica e sociale italiana, offriranno un terreno di verifica a queste previsioni.Una serrata padronale, in uno stabilimento di Milano, provoca la occupazione, di 300 officine metallurgiche, da parte degli operai della città. Tra il 1 ed il 4 settembre 1920, mezzo milione di lavoratori metallurgici, in tutta Italia, occupano gli stabilimenti, su indicazione della FIOM.Fin dai primi giorni dell’occupazione, un grande entusiasmo anima i lavoratori che ne sono protagonisti. La Direzione Nazionale del PSI, in un manifesto del 6 settembre, proclama che i contadini ed i soldati debbono tenersi pronti ad accorrere a fianco degli operai, poiché ” il giorno della libertà e della giustizia è vicino “, mentre la Confederazione Generale del Lavoro, in stretto rapporto con Giolitti ed i suoi Prefetti, opera attivamente per evitare che la mobilitazione fuoriesca dai confini strettamente ” sindacali “.Durante l’occupazione delle fabbriche del settembre 1920, vengono al pettine i nodi delle caratteristiche tipiche del socialismo italiano, avvezzo ad affermazioni roboanti, prive di qualsivoglia mezzo politico ed organizzativo, per dare ad esse seguito.Tipica di tale atteggiamento, è la riunione del 9-10 settembre, a Milano, fra Direzione Nazionale del PSI e Consiglio Generale della Confederazione del Lavoro, durante la quale, la Direzione del partito, propone di estendere l’occupazione a tutti gli stabilimenti industriali ed alle campagne, che verrà respinta, ai voti, per cui Giolitti avrà buon gioco, sulla base di un accordo salariale e di un disegno di legge sul controllo della produzione, di cui non si farà mai nulla, a liquidare politicamente il movimento di lotta, che si trascinerà, ormai sconfitto e senza direzione politica, fino al 20-25 settembre. Da questi avvenimenti, risultava, ormai, sempre più evidente ed urgente la necessità della fondazione di un Partito comunista, in grado di essere la reale avanguardia di lotta, del proletariato e di tutti gli sfruttati ed oppressi, contro il capitalismo e l’imperialismo, per il socialismo !!! …… Continua

II Congresso della III Internazionale e l’occupazione delle fabbriche, del settembre 1920, saranno, dunque, nel contesto italiano, gli avvenimenti alla base della nascita del PCI, al Congresso di Livorno ( gennaio 1921 ), in un contesto internazionale che vedrà, nello stesso anno, la fondazione dei principali partiti comunisti europei e del partito comunista cinese.In particolare, l’occupazione delle fabbriche, aveva dimostrato la totale assenza, nel movimento operaio del nostro Paese, di una strategia rivoluzionaria, nonostante i ripetuti ed accorati riconoscimenti, pervenuti da Lenin stesso, alle analisi ed alla proposta politica del gruppo torinese dell’ ” Ordine Nuovo “.La reazione della Internazionale, agli avvenimenti italiani del settembre 1920, fu inequivocabile: erano venuti meno, sia la capacità di cogliere l’occasione rivoluzionaria che l’indicazione di ” obbiettivi transitori ” in grado di dare uno sbocco adeguato alla occupazione. Ma, ora, non restava più tempo da perdere, bisognava pertanto procedere rapidamente verso la fondazione di un partito comunista, in grado di dirigere il movimento operaio italiano, come indicato, poche settimane prima, dall’accorato appello ” ai compagni italiani “, dello stesso Lenin.Sul tavolo della direzione del PSI, il 29 settembre 1920, stavano le Tesi del II Congresso della III Internazionale ed i 21 punti indicati come necessari per la fondazione di partiti comunisti, fatti propri, frettolosamente e sbrigativamente, in quella sede.Antonio Gramsci, in una riunione dei socialisti torinesi, in quei giorni, aveva affermato: ” L’ adesione alla III Internazionale, deve essere totale, senza condizioni e riserve. È necessaria la costituzione di un Partito comunista che obbedisca ad una disciplina internazionale…Non è necessario essere in molti. Trentamila militanti del PC russo sono bastati per condurre la rivoluzione alla vittoria, perché quel partito era omogeneo e sapeva ciò che voleva. “Nel mese di ottobre, si formerà, nel PSI, la ” frazione comunista ” unificata che, da quel momento, agirà come un corpo compatto, in vista delle prossime scadenze politiche. La più importante di esse, che si para di fronte al movimento operaio italiano, è lo svolgimento del XVII Congresso del PSI, che si apre proprio nel giorno in cui, il proletariato internazionale celebra il sacrificio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Il dibattito che durerà sette giorni, dal 15 al 21 gennaio, al Teatro Goldoni, è chiamato a prendere atto degli esiti dei congressi delle sezioni del PSI, che hanno assegnato 98.028 voti alla mozione di Serrati, denominata anche ” centrista “, 14.695 ai riformisti di Turati e 58.783 ai comunisti. La frazione comunista, durante il Congresso, si è mossa come un partito organizzato, con i suoi principi, punti programmatici e modalità organizzative. Il punto di riferimento internazionale, per i comunisti, sono le Tesi del II Congresso della III Internazionale ed i 21 punti approvati, per la costituzione, nei vari Paesi, dei partiti comunistiL’ ” Ordine Nuovo ” del 19 gennaio scrive: ” Prenda, Turati, il cadavere del fu Partito socialista e se ne faccia sgabello per la sua ambizione senile. Comunisti, avanti !!! “Il 21 gennaio del 1921, si proclama l’esito della votazione sulle ” mozioni “, che farà dire, a Lenin e Zinoviev, che Serrati preferì rimanere unito con quindicimila riformisti, piuttosto che passare con sessantamila comunisti.I comunisti, escono dalla sala del Teatro Goldoni, intonando l’Internazionale, avviandosi verso il Teatro San Marco per fondare il Partito comunista d’Italia, sezione italiana della Internazionale comunista. Il I Congresso del Pcd’I, si svolge in due sedute. Nella prima si ascoltano gli interventi di saluto dei partiti comunisti degli altri Paesi. Nella seconda, si elegge il nuovo Comitato Centrale. L’ ” Ordine Nuovo ” sarà il primo organo di stampa quotidiano del Partito.Così è nato il Partito comunista, in Italia, come in molti Paesi europei ed in Asia, il Partito comunista cinese. In un anno che sarà il crocevia di passaggio fra la fase, della mobilitazione operaia e popolare, che porterà, in Russia, alla vittoriosa Rivoluzione socialista d’Ottobre, del 1917, guidata da Lenin e dai bolscevichi, ormai denominati ” comunisti “, in tutta Europa e nel mondo, ad una lunga ed estesa stagione di lotte operaie e popolari che abbatteranno, in Germania, nel novembre 1918, il regime imperiale del Kaiser, dando vita ai Consigli ed alla Repubblica, con la successiva insurrezione operaia, del gennaio 1919, diretta da Karl Leibknecht e Rosa Luxemburg, repressa e sconfitta dal governo e dall’esercito del socialdemocratico Noske, in cui i suoi promotori perderanno la vita, barbaramente assassinati dagli agenti del capitale; che daranno vita alle Repubbliche sovietiche di Ungheria e Baviera, distrutte poi ad opera degli eserciti reazionari; che in Italia animeranno quello che sarà poi chiamato ” biennio rosso ” degli anni 1919/20, che culminerà nella occupazione delle fabbriche, del settembre 1920, cui seguiranno anni di furibonda e violenta reazione borghese, che porteranno alla vittoria del fascismo, in Italia, in Europa ed in molti Paesi del mondo intero.Questo è il contesto internazionale e nazionale in cui, nel nostro Paese come in molti altri, vennero fondati i partiti comunisti che, partendo dai principi cardine del socialismo scientifico di Marx ed Engels, e dalla analisi della nuova epoca dell’imperialismo, compiuta da Lenin, su indicazione della nuova Internazionale comunista, saranno espressione d’avanguardia della lotta della classe operaia e di tutti gli sfruttati ed oppressi dal capitalismo e dall’imperialismo, per il socialismo, in una lotta lunga e senza confini, contro tutte le deviazioni opportuniste e revisioniste, a cui era stato sottoposto il marxismo, a partire dalla seconda metà dell’ottocento, fino alla adesione, da parte dei principali partiti socialdemocratici, alla I guerra mondiale imperialista, scatenata dalle potenze capitaliste dell’epoca, al fine di dominare il mondo !!!Da tutto ciò, scaturì la ricostruzione del movimento comunista Internazionale, sulla base dei principi della dottrina che, non a caso, sulla base del decisivo contributo dato da Lenin, nel salvaguardarne e svilupparne i contenuti, negli anni successivi, verrà denominata ” marxismo-leninismo “.Da tutto ciò, il 21 gennaio 1921,è nato il Partito comunista d’Italia, che, fin da subito, e con una battaglia politica interna, coraggiosa e tenace, condotta da Antonio Gramsci, contro l’estremismo e l’opportunismo, sulla base dei contenuti espressi dai Congressi dell’Internazionale comunista, che lo porterà a diventarne il Segretario Generale, nel 1924, seppe porsi alla testa, in un ruolo di avanguardia, delle lotte operaie e popolari, nel nostro Paese, in stretto rapporto, con i lavoratori ed i popoli di tutto il mondo, contro l’incombente pericolo fascista, contro la sua feroce dittatura al servizio del capitale, fino a riuscire a conquistare una nuova libertà e democrazia, costruendo, attraverso dure lotte, una stagione di nuovi diritti politici, economici, sociali e civili, per i lavoratori e tutto il popolo italiano, mantenendo così aperto l’orizzonte della prospettiva socialista. Di tutto ciò, noi, siamo eredi, interpreti e continuatori, col nostro lavoro politico, per una scelta di adesione politica e morale.Perciò, nel nuovo anno 2021, che si avvicina, Centenario della fondazione del PCI, il nostro impegno sarà volto a fare in modo che, le bandiere ed i simboli del Partito comunista italiano siano la garanzia, nelle lotte operaie e popolari, come nelle scadenze elettorali che ci attendono, della necessaria e possibile riscossa della classe operaia, dei lavoratori e di tutto il popolo, contro il capitalismo, l’imperialismo ed il suo regime di sfruttamento ed oppressione sociale, così come avvenne, un secolo or sono, con la Rivoluzione socialista d’Ottobre, la fondazione della III Internazionale comunista e dei partiti comunisti che da essa promanarono, come alfieri e protagonisti di una nuova stagione di lotta, per la libertà, la uguaglianza e la giustizia sociale ed una nuova democrazia popolare, come condizione di una società socialista e comunista, orizzonte di emancipazione per l’intera umanità.

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