Verso il centenario della nascita del PCI

di Dario Ortolano

Fra un mese, il 21 gennaio 2021, ricorrerà il centenario della nascita del PCI, data storica ed originaria del movimento operaio e comunista in Italia, che, come Partito comunista italiano, dopo l’Assemblea Costituente svoltasi nel 2016 ed il 1 Congresso Nazionale del luglio 2018 ad Orvieto, consideriamo una grande occasione di verifica dell’avanzamento del nostro progetto politico di ricostruzione del PCI, per cambiare l’Italia.Il nostro Paese, infatti, vive, drammaticamente, la più grave crisi socioeconomica e sanitaria, che mai il mondo abbia visto, nella sua storia recente, che mette a nudo le terribili contraddizioni e caratteristiche del sistema capitalistico, fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla oppressione sociale di vastissimi settori proletari, di lavoro dipendente ed autonomo, che costituiscono la maggioranza del popolo italiano, senza che, tuttavia, tale maggioranza sociale, sappia tramutarsi in maggioranza politica, in grado di guidare l’Italia ed il suo popolo, verso un vero cambiamento, attraverso una vera alternativa politica, economica, sociale e culturale, al capitalismo ed all’imperialismo, per costruire una società socialista, di liberi ed uguali.Perciò, siamo impegnati nel nostro progetto politico, per ridare al movimento operaio e popolare del nostro Paese, nel contesto della più grave e drammatica crisi del capitalismo e dell’imperialismo, a livello Internazionale, degli ultimi decenni, una salda direzione politica, ideologica e culturale, alla mobilitazione quotidiana sui bisogni economici e sociali del movimento dei lavoratori e di tutti gli sfruttati, per permettergli di sfidare l’egemonia esercitata attualmente dalla borghesia monopolista ed imperialista, come classe dominante nel sistema capitalistico ed imperialista, e vincere, storicamente, la ” battaglia delle idee “, come condizione necessaria alla Rivoluzione socialista e proletaria.Basta scendere per le strade del nostro Paese, entrare nei luoghi di lavoro e di studio di questa nostra Italia, al termine di questo terribile anno 2020, per renderci conto di quanto siamo lontani dal raggiungimento di tale obbiettivo.Eppure, proprio perché fortemente consapevoli di ciò, negli anni scorsi, non ci siamo arresi, ed anzi, abbiamo intrapreso un nuovo cammino lungo ed irto, certamente, di grandissime difficoltà, perché animati dalla convinzione che è compito del Partito comunista, come avanguardia di lotta del proletariato e di tutte le classi oppresse, nel contesto capitalistico, creare con la propria azione quotidiana, di direzione del movimento operaio e popolare, una nuova egemonia di un blocco sociale antagonista, all’ attuale ordinamento socio-economico, per creare le condizione del vero cambiamento necessario. Perciò la necessità di ricostruire, nel nostro Paese, il Partito comunista italiano, per creare le condizioni, nella attuale crisi socioeconomica e sanitaria, della alternativa politica, economica, sociale e culturale, al capitalismo ed al sistema di potere della borghesia, come classe, in esso, dominante. Perciò è necessario fare, dell’anno del Centenario, una formidabile occasione di rivisitazione ed apprendimento, dalla nostra storia, dei necessari ed ancor oggi utili, insegnamenti per il nostro lavoro politico.Il PCI, inizialmente denominato, secondo le indicazioni della III Internazionale, Partito comunista d’Italia, nacque nel contesto di una acuta e drammatica crisi politica, economica e sociale che aveva caratterizzato il periodo della I Guerra mondiale e quello immediatamente successivo ad essa.

La vittoria della Rivoluzione socialista d’Ottobre in Russia, nel 1917, aveva costituito, per la classe operaia e le masse popolari del mondo intero, un esempio chiaro ed attrattivo dello sbocco possibile delle lotte per la pace, il pane, la libertà dallo sfruttamento e dall’oppressione sociale, che milioni e milioni di esseri umani andavano sviluppando nel contesto mondiale.In Europa, il movimento operaio e popolare si andava sviluppando con grande intensità. A Torino, la rivolta popolare dell’agosto del 1917, con le barricate e la lotta per le strade, dove caddero più di 50 operai, aveva fatto scrivere, ad Antonio Gramsci, su ” Il grido del Popolo “, in polemica con il ” socialista ” Claudio Treves, che aveva definito la mobilitazione popolare ” un errore ” ” .. Il proletariato non vuole predicatori di esteriorità, freddi alchimisti di parole, bensì vuole comprensione, intelligenza e simpatia piena d’amore “.Successivamente, in Ungheria, il potere sovietico si affermava con la esperienza guidata da Bèla Kun, in Germania, alla fine del 1918, con la nascita della Lega spartachista e del Partito comunista, con l’insurrezione operaia del gennaio 1919. Proprio in tale periodo, Lenin promuove l’invito ” a tutti i partiti contrari alla II Internazionale “, a partecipare ad un Congresso per la creazione di una III Internazionale dei lavoratori.

Intanto, a Monaco, in Baviera, gli operai bavaresi proclamano la Repubblica Sovietica. Il 1 maggio 1919, a Torino, Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Umberto Terracini ed Angelo Tasca, insieme ad altri giornalisti, operai, studenti ed impiegati, fondano “L’ Ordine Nuovo ” come ” rassegna di cultura socialista “, che farà penetrare, dall’estate del 1919, nelle officine torinesi, l’ ” idea-forza ” dei Consigli di fabbrica, come organismi di autogoverno degli operai e dei lavoratori, nella prospettiva della lotta per la conquista del potere e della creazione di una nuova macchina statale, espressione del nuovo potere operaio e popolare. Il movimento dei Consigli si svilupperà, in modo impetuoso, tra l’autunno del 1919 e la primavera del 1920, in tutto il Nord del Paese ed Il comunismo diventa il tema che investe tutta la classe operaia europea. In tale contesto, Lenin convoca il II Congresso della III Internazionale, dove egli esprimerà il proprio apprezzamento per il documento dei ” torinesi “, redatto da Gramsci in aprile, mentre confuterà le tesi astensioniste di Bordiga nel suo celebre scritto, ” Estremismo, malattia infantile del comunismo ” che diventerà la vera base programmatica dei lavori congressuali, da cui emergeranno i 21 punti, indicati dalla III Internazionale, come necessari, per la costituzione dei nuovi partiti comunisti.Il punto 17 delle ” Tesi sui compiti fondamentali “, preparate da Lenin, afferma: ” Per quanto riguarda il PSI, il II Congresso ritiene sostanzialmente giuste le critiche al partito e le proposte pratiche, presentate al Consiglio nazionale del PSI, a nome della sezione torinese del partito stesso, e pubblicate nella rivista ” L’ Ordine Nuovo ” dell’8 maggio 1920, le quali corrispondono pienamente a tutti i principi fondamentali della III Internazionale. “Queste sono le premesse storiche e politiche che porteranno il 21 gennaio 1921, a Livorno, alla nascita del Partito comunista italiano.

A 100 anni da quella data, grandi sono le diversità, che oggi caratterizzano il contesto politico internazionale e la situazione politica, economica e sociale dei vari Stati nazionali del mondo intero. Ma grandi sono, anche, le affinità dei fenomeni, rispetto a quel periodo, che si manifestano, nell’epoca attuale, al cospetto della grave crisi socioeconomica e sanitaria che investe l’intera umanità.Una crisi grave e profonda del sistema economico e sociale del capitalismo, che riversa i suoi tragici e nefasti effetti, sulle condizioni di vita di centinaia di milioni di proletari e settori sociali ” intermedi “, rispetto alle due fondamentali classi in lotta.La sconfitta subita, alla fine del secolo scorso, dal movimento operaio e popolare Internazionale, con la fine dell’esperienza della Unione Sovietica e del campo dei Paesi socialisti in Europa e la crisi che ha investito tutto il movimento comunista, che ha portato, nel nostro Paese, allo scioglimento del PCI, il più grande e forte partito comunista dell’occidente capitalista. Il venir meno, in tale modo, di una significativa ed efficace rappresentanza e direzione politica del movimento operaio e popolare, particolarmente in Europa, a livello continentale e nazionale, richiede che vengano ricostruiti, dove non sono più esistiti per lunghi anni, i partiti comunisti, e dove ancora esistono, trovino le strade di una sempre maggiore crescita e potenziamento del loro ruolo e funzione storica ed attuale di avanguardia rivoluzionaria della lotta del proletariato e di tutti gli sfruttati ed oppressi dal capitalismo e dall’imperialismo. Perciò, abbiamo scritto, nella Tesi n. 1 del nostro 1 Congresso Nazionale, tenuto ad Orvieto, nei giorni 6,7 e 8 luglio 2018:” A 200 anni dalla nascita di Karl Marx ed a 170 dalla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista, lo spettro del comunismo si aggira ancora per l’ Europa e per il mondo ..”.Perciò pensiamo che nel Centenario della fondazione del PCI, tanto più fortemente ed in modo chiaro e visibile, il nome ed il simbolo del Partito comunista italiano, dovranno apparire, alla testa delle lotte operaie e popolari, come nelle occasioni delle scadenze elettorali, a permanente testimonianza e garanzia della riscossa della classe operaia e di tutti gli sfruttati ed oppressi dal capitalismo e dall’imperialismo, nella propria lotta per la libertà, l’uguaglianza e la giustizia sociale, la sovranità ed indipendenza nazionale dei popoli e degli Stati, per una vera democrazia popolare, come base di una società liberata da ogni forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e da ogni forma di oppressione di classe, di genere e di razza, una società socialista.

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