Per una società sana, giusta e moderna

di Dario Ortolano Segretario PCI Torino

Viviamo, come avrebbe detto Gramsci, in un mondo grande e terribile, in cui lo 0,2% della popolazione, circa 12/13 milioni di persone, si appropria della metà della ricchezza prodotta, mentre continuiamo a declinare ” filosoficamente ” i concetti di uguaglianza e giustizia sociale. Questo mondo, già di per sé ingiusto e disuguale, colpito dalla più grave crisi socioeconomica degli ultimi cento anni, vive ora, da quest’anno, anche la più grave crisi sanitaria, a causa della diffusione del virus covid-19. Durante quest’ultimo periodo, i ricchi del mondo, hanno aumentato del 30% la loro ricchezza, mentre i poveri sono precipitati nella più terribile condizione esistenziale, in cui, non solo il loro reddito, ma la loro stessa vita, è messa in serio pericolo, quotidianamente.

In un mondo siffatto, organizzato secondo i canoni dell’economia capitalistica, che vede una ristretta cerchia di sfruttatori, accaparrarsi della ricchezza prodotta dal lavoro di miliardi di sfruttati, considerati alla stregua perlopiù di una merce, che, tuttavia, ha per caratteristica fondamentale quella di aggiungere ” valore “, col proprio lavoro, alle altri merci, ci viene detto, ogni giorno, dai mezzi d’informazione di chi comanda, cioè la borghesia monopolista ed imperialista, come classe dominante nel capitalismo, col suo codazzo di alleati, borghesi medi e piccoli, che l’obbiettivo prioritario è ” lo sviluppo “, attraverso l’aumento del Pil, come indice del valore dei beni e dei servizi prodotti, unico criterio considerato utile per la misura della ” crescita ” di un sistema economico e sociale.

Così inteso, è chiaro che ” lo sviluppo “, è il criterio con cui la classe dominante misura la ” crescita ” della propria ricchezza e del proprio potere, per perpetuarne le condizioni, nell’ambito del rapporto di sfruttamento che caratterizza i rapporti di produzione, nella società capitalistica.In tale contesto, altri criteri ed altri valori, come ad esempio la salute, vengono messi in secondo piano, e subordinati, così, alla necessità ” dello sviluppo “.Nel nostro Paese, che di tale contesto è uno ” spicchio “, tuttavia non secondario, questa ” priorità di valori “, la constatiamo quotidianamente, e particolarmente, l’abbiamo registrata questa estate, quando la stagione delle ” vacanze estive ” rendeva tanto più necessario mettere, il guadagno degli ” operatori economici ” in primo piano, rispetto alle condizioni di tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori, ancora insidiata da un ” virus ” non sconfitto e ben circolante col suo effetto di contagio; e stiamo tornando a viverla, con l’approssimarsi delle ” vacanze natalizie “, per le stesse ragioni.

Naturalmente, la falsità e l’ipocrisia che contraddistingue i rapporti ” culturali “, nel sistema capitalistico, porta il governo nazionale e le autorità politiche locali, a non negare ” l’ importanza di tutelare la salute “, nell’ambito della grave crisi socioeconomica e sanitaria che stiamo vivendo, ma li spinge a dichiarare, quotidianamente, che ciò deve essere fatto “..nell’ambito delle priorità di fondo di carattere economico “, questa è la frase ” magica ” maggiormente ricorrente, ” di cui è necessario tenere conto. “E così, anche in vista delle ” feste natalizie “, diminuiscono i tamponi effettuati, quindi i contagi rilevati, ma non i morti registrati, che non si possono far sparire, impunemente, come nel caso di altri ” indici ” della gravità dell’ andamento della pandemia.

E tuttavia, tali ” tendenze ” vengono ritenute perlopiù sufficienti, per proclamare una propensione alla diminuzione delle ” curve ” di intensità dei fattori atti a registrare la ” intensità ” del fenomeno, così da proclamare una ” decrescita in atto ” della pandemia, che ” pur persistendo, merita la dovuta attenzione “, altra frase canonica ricorrente frequentemente, ma, intanto, il meccanismo dei ” colori “, atto a classificare la intensità della gravità del fenomeno, porta alla sfrenata corsa, del Governo Nazionale e delle Regioni, a classificare ciascuna area geografica in una fascia di minore intensità del contagio, così da giustificare le ” aperture ” di negozi, scuole, attività economiche e sociali varie, per non parlare di quelle produttive che non sono mai state sottoposte a ” chiusure “, che permettano l’esercizio di quelle attività in grado di garantire, sempre ai soliti ” operatori economici “, l’adeguato guadagno.

E così si giunge all’ultimo fine settimana, in cui a Torino ed a Milano, checché se ne dica, ma anche in altre città, il ” liberi tutti ” è scattato con la furia accumulata nel precedente periodo di contenimento, con l’assalto ai centri città per ” gli acquisti di Natale ” con assembramenti di decine di migliaia di persone che, a prescindere di qualsivoglia livello di coscienza sociale, peraltro non dimostrata dagli stessi ” governanti ” di ogni livello, hanno costituito un potenziale esplosivo di nuovi focolai di espansione del virus.

Questa, è la più drammatica dimostrazione di quale sia la ” priorità dei valori “, che guidi l’andamento della vita sociale, in un sistema socio-economico capitalistico, quale quello in cui noi viviamo, oggi.Le schermaglie polemiche, fra soggetti dello stesso sistema, sui dettagli delle misure da intraprendere sono ” fumo negli occhi “, atto a nascondere la realtà colpevolmente tragica, che segna la vita sociale quotidiana: ” Prima vengono i profitti ed i guadagni economici e, poi, la difesa della salute “, che, naturalmente, se non viene posta in primo piano, nella situazione drammatica che stiamo vivendo, non può essere tutelata.

A questo punto siamo del nostro ” vivere sociale ” e, se vogliamo sopravvivere come comunità umana su questa Terra, è giunto il momento di invertire l’ ordine delle priorità e dei valori, che devono guidare la nostra vita, per costruire una società sana, giusta e moderna, che, per essere tale, deve liberarsi dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e da ogni forma di oppressione di classe, di genere e di razza, come condizione per cominciare a realizzare i propri obbiettivi. Tale società si chiama socialismo, e richiede, per essere realizzato, che il capitalismo sia sconfitto e sostituito dal potere dei lavoratori e del popolo. Oggi come ieri, socialismo o barbarie!

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