Crisi, cassa integrazione e part-time per maternità

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di Dario Ortolano Segretario Federazione PCI Torino

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, ha scoperto, durante gli incontri degli Stati Generali, ciò che milioni di lavoratori, nei mesi scorsi, hanno provato sulla loro pelle, e cioè che i dati dell’Inps, sull’erogazione della cassa integrazione, nel corso della pandemia ed ancora attualmente, non erano proprio ” veritieri “, e così ha convocato a Palazzo Chigi, il suo Presidente, Tridico, chiedendogli ” trasparenza ” sui dati della erogazione, che tradotto in linguaggio corrente corrisponde alla richiesta della verità, dopo che questi aveva affermato che mancavano solo 25 mila pagamenti, di quelli che sarebbero dovuti essere erogati entro maggio, ai quali si aggiungerebbero 134 mila domande, inviate a giugno. Ma le cose non stanno così e Conte ha dovuto prendere atto della ” farraginosità ” dei meccanismi della cassa integrazione, essendo emerso un gigantesco problema sulla sua erogazione.
In attesa che tale ” nodo ” venga sciolto, il capo del governo del nostro Paese, sta elaborando una nuova ” idea ” per farvi fronte.
Essa consisterebbe nell’evitare il ricorso alla cassa integrazione, da parte delle imprese, in cambio di una consistente defiscalizzazione, cioè, se un padrone deve decidere se mettere in cassa i suoi dipendenti, può essere incentivato a mantenerli in piena attività con un alleggerimento delle tasse, sul suo reddito, naturalmente. In casi come questi, vi è un detto popolare che afferma che ” la pezza è peggiore del buco che si vuole coprire “.
Ma, tant’è, sappiamo che questa società capitalistica si fonda sugli interessi dei padroni.
Intanto la combinazione di crisi sanitaria e socioeconomica, sta facendo emergere un altro ” problema ” di cui tanto si parla, e tanto si è scritto, da molto tempo, il ” decremento demografico “.
Non si conta il numero di articoli scritti e dibattiti sostenuti su tale argomento, nel nostro Paese, negli ultimi anni.
Ora, la situazione in corso sta facendo emergere il fatto che, come si dice spesso, il nostro, ” non è un Paese per madri-lavoratrici “.
Infatti, i dati diffusi dall’Ispettorato nazionale del lavoro, ci dicono che, nel 2019, 37.611 neo-mamme hanno dato le dimissioni ” volontarie ” dal lavoro, perché questo risulta, troppo spesso, incompatibile con la cura dei figli più piccoli, specialmente in situazioni in cui, non ci sono i nonni o altri parenti, in grado di aiutare le neo-mamme, ed il costi dell’asilo o della baby-sitter risulta troppo elevato.
La situazione risulta ancor più aggravata, se si incrociano tali dati, con quelli delle richieste di lavoro part-time accolte, che risultano, soltanto, il 21% del totale, segno del fatto che ai padroni, le mamme proprio non piacciono, come lavoratrici.
Ecco quindi, due aspetti, del tema ” lavoro “, nel nostro Paese, che toccano milioni di persone, ma di cui si parla molto poco.
Roboanti dati sulla cassa integrazione erogata, non corrispondenti alla realtà e donne costrette ad abbandonare il lavoro, per la necessaria cura dei figli, senza che questa società, fondata sul profitto dei padroni, sappia affrontarli efficacemente, dal ” punto di vista dei lavoratori e lavoratrici “.
Sono anche questi, testimonianza della profondità del cambiamento politico, economico, sociale e culturale che è necessario mettere in atto e per cui lottare, in questa Italia del XXI secolo, attraversata dalla concomitante crisi sanitaria e socioeconomica, in cui, dei temi del ” lavoro ” e della ” famiglia “, ci si riempie, a volte, la bocca, senza partire dagli interessi e dai bisogni dei loro reali protagonisti, cioè i lavoratori e le lavoratrici che producono, con il loro lavoro, tutta la ricchezza di questo Paese !!!

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